Rassegna stampa - MAX GRASSI

MAX GRASSI
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Max Grassi
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RASSEGNA STAMPA

Max Grassi " Bogart Hotel" - Daniele Ruggiero - Artists and bands - www.artistsandbands.org

Spesso viaggiare vuol dire anche fermarsi in luoghi sconosciuti dove ricaricare le energie per affrontare una nuova avventura. Ecco che al calare di una sera qualunque, dopo aver collezionato un’infinità di passi, ci si imbatte al cospetto di un di un edificio raffinato ed accogliente: il Bogart Hotel, un piccolo ed elegante edificio sonoro dove i rumori si tramutano in musica, dove i quadri raccontano storie toccanti, dove il sonno di ogni stanza ricama sogni sul soffitto.
Max è un’ottimo musicista, un padrone di casa che accoglie i suoi ospiti con la propria arte nella quale risiedono talento e poesia.
“Bogart Hotel” è il titolo dell’album di debutto del musicista milanese che incanta con un cantautorato di classe..
Non resta che augurarvi una piacevole permanenza al “Bogart Hotel”, per i complimenti rivolgersi a Max Grassi.


Max Grassi " Bogart Hotel" - Michele Catteneo - Ondarock - www.ondarock.it

Il lavoro riesce a coniugare l’animo romantico di due “ragazzi” cresciuti col mito del rock americano con la migliore tradizione cantautoriale nostrana. La voce di Max è asciutta ed essenziale e non sconfina mai in registri che non le appartengono. La sua scrittura è melodica e avvolgente, i testi vere e proprie poesie metropolitane che centrano l’ambiziosissima sfida di risultare malinconiche ma non patetiche.
Il disco alterna ballate struggenti a brani dal sapore blues-rock più movimentati, spiazzando piacevolmente l’ascoltatore ad ogni cambio di registro. La qualità della session band che ha partecipato alle registrazioni è l’autentico valore aggiunto dell'album.
Il pezzo più bello del disco: “Click (scatta la fotografia)” coglie l’attimo fuggente e irripetibile di uno scatto con lo sguardo rivolto verso il ricordo e le suggestioni nostalgiche che può risvegliare. Anche la musica del brano è vintage: la splendida scansione ritmica quasi dance e il sax soprano di Monestiroli (che ricorda per timbro quello di “Englishman In New York”) rimandano ai mitici Eighties, quando tutto era più facile e soprattutto noi eravamo più giovani.
L’impronta evidentemente autobiografica dei testi di Max trasforma ogni stanza del Bogart Hotel in un vero e proprio flusso di coscienza personale e l’intero disco appare come un viaggio catartico tra le righe delle sue emozioni e dei suoi pensieri: e allora: "Guardiamoci dentro e torniamo vagabondi a metà".


Max Grassi e il “Bogart Hotel”, una bella storia di canzoni e musica. - Rigo Righetti - www.spettakolo.it

Max Grassi è un notevole songwriter che insieme a Lorenzo Galletti alle tastiere e alla chitarra, pubblica un bel disco di rock cantautorale maturo e interessante.
Le canzoni di Max sono racconti in musica, con una cura della prosa e del testo invidiabile, le influenze sono quelle del cantautorato classico di stampo americano, c’è l’amore per Bruce Springsteen e Jackson Browne ma anche John Mellencamp, Tom Waits e Francesco De Gregori nonché Ivano Fossati.
I testi sono spesso poetici, senza essere leziosi, capaci di suggestioni alte, penso a Modigliani, ma anche a Humphrey Bogart, il tutto è reso in modo cristallino dalla bella produzione del disco.


Max Grassi " Bogart Hotel" - Anna Lisa Zitti- dj - Radio Atlanta - IndexMusic - www.indexmusic.it

Bogart Hotel, un viaggio introspettivo, un viaggio nella vita delle persone che animavano le stanze di questo Hotel che solo dal nome ispira sentimenti e quella voglia di avventura, ma soprattutto curiosità...
Lo stile di Max Grassi,  ci ricorda per eleganza e raffinatezza, cantautori italiani come Mario Lavezzi ed Enrico Ruggeri...Un’ensemble di grandi musicisti per un album da ascoltare tutto d’un fiato, immaginando di incontrare i personaggi che hanno frequentato il Bogart Hotel.
Jeanne e Amedeo – una struggente storia d’amore tra “Modì” ovvero Amedeo Modigliani (pittore e scultore nato a Livorno e morto a Parigi) e la sua innamorata Jeanne. Una storia contrastata dalla famiglia di lei. Una storia vissuta in una Parigi melanconica. Bellissime le parole e bellissima la storia. Bellissimi i luoghi di una Parigi di allora. I luoghi che Max Grassi ha ripercorso per addentrarsi ancor di più in questa storia che ha poi messo in musica regalandocela.
A febbraio – ballad dai ritmi onirici. Una storia ambientata in una Milano fredda e piena di cose da raccontare. Una vera storia d’amore, di quelle che ti riscaldano il cuore. Bellissima la sezione dei fiati affidata a Pepe Ragonese, Michele Montesiroli e Andy Fumagalli.
Io sono nessuno –  ci ricorda Fabrizio De Andrè per lo stile e la malinconia di fondo. Una ballad di altri tempi, su un treno che percorre la vita di un personaggio che vive nella sua solitudine
Bogart Hotel – E’ il brano che da il titolo all’album. In gergo radiofonico “Titletrack”, il brano trainante dell’intero album. La stanza n° 7 . Una storia che va a ritroso nel tempo. Anche questa bellissima, che parla di una vecchia storia d’amore. La nostalgia la fa da padrona e l’immaginario vola tra i ricordi. Un mix di nostalgia e rimpianti.
Clic (scatta la fotografia) – La sezione fiati meravigliosa apre il brano che ci ricorda nei ritmi una canzone portata al successo negli anni 80 dalla cantautrice folk Tanita Tikaran “ Twist in my sobriety”. La canzone più bella dell’intero album. Scatti rubati. Un clic che immortala periodi particolari di vita. La vita che ci riserva sempra tantissime sorprese e fissarle in un clic sarebbe bellissimo per poi poterle ricordare
Pagine gialle – Ballata quasi country, alla John Denver o James Taylor. Anche questa una ninna nanna dolcissima. Bellissima la voce di Max Grassi in questo brano. Le pagine gialle di un diario che racchiude storie di vita vissuta, di silenzi, di cose mai dette, di anni passati in mille abbracci, di specchi pieni di ricordi, di sorrisi. Anche in questo brano la sezione fiati con alla tromba Pepe Ragonese, impreziosisce questa canzone che chiude l’abum.


Max Grassi "Bogart Hotel" - Paola Perfetti - dj - Radio Cantù

Stasera ho intervistato Max e Lorenzo, sono entrata con loro nelle stanze del “Bogart Hotel”…
Queste stanze, queste canzoni sono luoghi sospesi, dal tempo sospeso.
In queste stanze se guardi bene puoi trovare qualcosa che credevi di aver perso.
Puoi fare un giro sulla giostra del destino o incontrare un vagabondo distratto, ricco di senso e malinconia.
Puoi fare una foto ad un passato cristallizzato di sogni e di speranze e ad un sorriso che non volerà mai via.
Potrai bere un bicchiere di vino di neve e di pioggia e incrociare occhi che sanno di te.
Sentirti in silenzi che non puoi sfuggire…Poi Illuminati da stelle cadenti.
E quando non avrai più voce né luce, potrai lasciare un messaggio in una bottiglia che qualcuno troverà.
Al “Bogart Hotel” si entra soli, in attesa di emozioni, illusi e un po’ stranieri, inseguendo memorie che diventano poesia.
Quando entri in queste stanze il tempo ti sfugge ma ti appartiene e i luoghi sono pura filosofia.
…E se la prossima volta che guarderai in queste stanze sarai diverso, loro ti diranno ancora altro, forse di più.
Il “Bogart Hotel” sei tu e non può smettere di essere cantato.


Max Grassi " Bogart Hotel" - Gilberto Ongaro - www.musicmap.it
..."Il buio", questa canzone apre a un pop dall'arrangiamento bowiano, forse per la presenza del bluvertighiano, o forse a causa del basso à la "Heroes". La voce di Max invece è asciutta, ed i testi sono semplici e diretti, vertono spesso e volentieri sui problemi dell'amore, la confusione fra eros e agape, ma soprattutto la nostalgia del desiderio d'inizio storia. "Jeanne e Amedeo" invece racconta della travagliata storia d'amore tra la pittrice francese Jeanne Hébutierne e lo scultore livornese Amedeo Modigliani. In un certo senso questa canzone conclude il racconto iniziato nel 1991 da Vinicio Capossela in "Modì"... La romantica malinconia continua con "Indietro non si torna", un classico blues rock .
Il sentimento diventa predominante in "A febbraio", delicato pezzo .. tra dolcezza e melanconia la tromba esegue il suo assolo elegante.
Uscendo dai temi amorosi, "Io sono nessuno" aumenta l'elemento drammatico, in un 6/8 con viola e glockenspiel all'unisono. Protagonista della canzone è quel tipo che abbiamo conosciuto tutti in treno, che ci lascia un biglietto con richiesta di elemosina; Grassi si immagina i suoi pensieri rivolti a noi che lo ignoriamo..
L'amore ritorna in forma di perdono nella titletrack, ma questo albergo diventa simbolo di un'ingenua nostalgia: "Sto aspettando senza un senso, sotto la stella del Bogart Hotel". Il cantautore ritrova un po' di calore pensando al suo modo di vivere con un amico, nel pezzo più sereno "Vagabondi a metà": "Lungo la strada siamo in due, due comici senza contratto (...).
Un ritmo dritto con basso elettronico porta a una canzone che tratta uno dei temi più frequentati dai cantautori, quello delle foto che tengono le emozioni "al riparo dal tempo": "Click (scatta la fotografia)".
"Giorni e giorni" e "Pagine gialle" concludono questo album pieno di specchi, riflessioni, e deja-vu concettuali.
Management:    Loregalle@yahoo.com
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